Rassegna Stampa Progetto Fatti più in là

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-73d48dc2-2397-405f-83fc-fa33ba37a5b0.html
http://www.dors.it/el_focus_i.php?focus=B&codf=07
http://cicciones.blogspot.it/2014/01/udite-udite-la-prima-serie-di-webvideo.html
http://www.lastampa.it/2014/01/15/cronaca/costume/scuola-pochi-chili-in-pi-e-diventi-vittima-dei-bulli-TJpKpZhflB3loZmNBYd4aJ/pagina.html
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http://www.millemani.org/Chiamati%20336.pdf
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http://libreprensa.com/k/rosa-revellino-di-erreics/2100310#s/1656268
http://www.newsit24.com/termine/Revellino+di+Erreics
http://www.centrogiovanisacile.it/spip.php?article4302
http://www.ilgiornaleoff.it/fatti-piu-in-la-quando-lobesita-si-fa-interattiva/
http://www.comitatocido.it/index.php/news/86-fatti-piu-in-la-prima-webserie-interattiva-contro-la-discriminazione-verso-le-persone-con-obesita-progettata-e-realizzata-dall-associazione-erreics-onlus-primo-progetto-sul-tema-della-discriminazione-dell-obesita
http://www.intopic.it/notizia/5931680/
http://www.direfarenondiscriminare.com/senza-categoria/fatti-piu-in-la/
http://futura.unito.it/blog/obesita-arriva-la-webserie-che-parla-ai-giovani/
http://www.videomedica.org/videomedica/?s=fatti+pi%C3%B9+in+l%C3%A0

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La discriminazione del peso corporeo

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Una ricerca pubblicata in Obesity Facts e Family Medicine dimostrerebbe la possibile efficacia del video nel ridurre gli atteggiamenti negativi e i pregiudizi sul peso anche tra gli operatori della salute. In particolare, i ricercatori hanno testato il video come un intervento educativo per ridurre i pregiudizi verso i pazienti con obesità. Per ricevere  i DVD gratuiti dei video specificare quali DVD si desidera ricevere. Guardare anche il video su YouTube .

Questi video sono di proprietà del Rudd Center. Sono strumenti da utilizzare  in corsi di formazione e presentazioni.Fare riferimento alla Privacy e Termini di utilizzo per maggiori informazioni.

(Fonte: Rudd Center For Food Policy & Obesity  Clicca qui)

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Linee guida per la rappresentazione della popolazione obesa nei media

I media sono un’influente e importante fonte di informazione sull’obesità. Il modo in cui l’obesità e la perdita di peso vengono dipinte, descritte e delineate dai media forma in profondità la visione e l’atteggiamento del pubblico nei confronti di questi significativi temi sulla salute.

Il Rudd Center for Food Policy and Obesity alla Yale University e The Obesity Society (TOS) credono che i giornalisti d’opinione abbiano un obbligo a essere giusti, equi e accurati nel loro modo di riferire sull’obesità e sulle persone le cui vite sono affette dall’obesità.
Sfortunatamente, le persone sovrappeso e gli obesi sono spesso raffigurati in modo negativo e discriminante dai media, e i reportage sulle cause e le soluzioni per l’obesità sono spesso costruiti in modo da rinforzare lo stigma. Queste rappresentazioni perpetuano i dannosi stereotipi che si basano sul peso e contribuiscono alla pervasiva discriminazione che le persone sovrappeso e gli obesi sperimentano nella loro vita quotidiana.
Le persone sovrappeso e quelle obese si confrontano spesso con lo stigma e la discriminazione sul posto di lavoro, negli istituti scolastici, nelle strutture sanitarie e in molti altri luoghi.
Queste esperienze che marchiano possono impattare sulla salute emotiva e portare alla depressione, all’ansia, alla scarsa stima di sé e perfino a istinti suicidi. Sfortunatamente, lo stigma del peso può condurre anche a comportamenti non salutari che vanno a esacerbare l’obesità, dal momento che coloro che sono discriminati per il loro peso potrebbero reagire assumendo uno stile di alimentazione non sano e rifiutando l’attività fisica.
Per questo lo stigma del peso impone delle significative conseguenze sia sulla salute fisica che mentale.

Obiettivo
L’obiettivo di queste linee guida è assicurarsi che tutte le persone, a dispetto del loro peso, siano rappresentate allo stesso modo e accuratamente nei reportage giornalistici.
Non siamo l’ispettorato dei media né ci aspettiamo che i giornalisti seguano tutti i nostri suggerimenti, piuttosto il nostro scopo è quello di assistere i giornalisti e i reporter nel loro sforzo di coprire accuratamente i temi relativi all’obesità e di assicurarci che vengano evitate le rappresentazioni discriminatorie e peggiorative delle persone obese e sovrappeso.

Utilizzo
Queste linee guida sono ampie e si applicano a un range di media, includendo ma non limitandosi al giornalismo sia stampato che radiotelevisivo, film e intrattenimento televisivo, internet e pubblicità.

Linee guida

I: Rispettare la diversità e evitare gli stereotipi

Evitare rappresentazioni delle persone obese e sovrappeso unicamente per scopi comici o umoristici

Evitare stereotipi che si basano sul peso (per esempio, gli obesi sono pigri o mancano di forza di volontà)

Presentare le persone obese e sovrappeso in vari modi, includendo sia uomini che donne, di tutte le età, di vario aspetto e etnicità, dalle diverse opinioni e interessi e in una varietà di ruoli

Rappresentare gli individui obesi e sovrappeso come persone che hanno professionalità, competenza, autorità e capacità in vari attività e contesti

Non dare una distorta e inutile enfasi al peso corporeo. La descrizione del peso corporeo di una persona non dovrebbe implicare supposizioni sul carattere, sull’intelligenza, sulla capacità o sullo stile di vita della persona.

II: Terminologia e lessico appropriati

Valuta attentamente se la terminologia e il lessico adottati per descrivere il peso corporeo potrebbero essere offensivi nei confronti delle persone obese e come questo linguaggio verrà interpretato dal un pubblico prescelto.

Evitare l’uso di aggettativi o avverbi potenzialmente peggiorativi quando si descrivono persone sovrappeso o obese, come anche un lessico che implichi giudizio morale o difetti d’indole di questa popolazione.

Usare termini descrittivi appropriati per il peso del corpo. Alcuni esempi sono il riferirsi scientificamente all’obesità o al peso corporeo tramite l’Indice di Massa Corporea (IMC), e usare termini come “peso” o “eccesso di peso”, piuttosto che “problema di peso”, “grasso”, “morbosamente obeso” o simili.

Mentre usare le parole “grasso” o “grassezza” potrebbe risultare accettabile per gli individui che si identificano con il movimento della Fat Acceptance, questi termini potrebbero essere offensivi per altri. Allo stesso modo, mentre i termini clinici per descrivere i vari gradi di obesità sono appropriati se usati all’interno della comunità scientifica, questi stessi termini potrebbero essere visti come peggiorativi per un altro tipo di pubblico.

Quando si intervista una persona obesa o sovrappeso, se il loro peso è rilevante per il racconto, chiedi all’intervistato quale termine preferisca sia usato per descrivere il suo peso corporeo.

III: Copertura bilanciata e accurata dell’obesità

Assicurarsi che gli articoli di cronaca e i reportage sull’obesità si basino su scoperte scientifiche e ricerche basate sull’evidenza. Identifica ogni fonte di sovvenzionamento di ogni pezzo scientifico citato e fai attenzione ai possibili conflitti di interesse relativi alle scoperte della ricerca scientifica.

Famigliarizza con le complesse cause dell’obesità, sia ambientali, biologiche, genetiche, economiche, sociali che i fattori individuali, come anche con gli attuali dati scientifici sul trattamento dell’obesità e della perdita di peso. Le cause e le soluzioni per l’obesità sono complesse, e questa complessità richiede la ricerca di molteplici prospettive e rendicontazioni complete.

Per presentare una copertura equa sulle cause e le soluzioni per l’obesità, analizza i vari lati di una controversia (per esempio, responsabilità sociale vs individuale). I dibattiti produttivi possono solo aver luogo quando le varie posizioni sono presentate accuratamente e adeguatamente. Molto spesso, la copertura dei media sull’obesità è discriminante a causa di una sovraesposizione della responsabilità individuale a scapito di importanti fattori sociali, economici, biologici e ambientali che contribuiscono all’obesità.

IV: Immagini e foto appropriate delle persone obese

Le immagini possono spesso contribuire alla depersonalizzazione e stigmatizzazione delle persone obese e sovrappeso. Le fotografie usate a scopi giornalistici dovrebbero essere scelte attentamente per evitare lo stigma e rappresentazioni peggiorative. Alcuni esempi di immagini peggiorative che dovrebbero essere evitate sono i seguenti:

i) Fotografie che pongono un’ingiustificata enfasi sull’eccesso di peso o che isolano parti del corpo delle persone obese (per esempio, addome e glutei). Questo include fotografie di obesi dal collo in giù (con il volto oscurato) per l’anonimato.

ii) Immagini che dipingono le persone obese nell’atto di tipici atteggiamenti stereotipati (per esempio, mangiando cibo spazzatura, intrattenendosi in atteggiamenti sedentari). Se queste foto vengono scelte, dovrebbero essere accompagnate da foto che ritraggono persone obese in modi che sfidano gli stereotipi che si basano sul peso (per esempio, mangiando cibo sano e intrattenendosi con l’attività fisica).

iii) Fotografie che raffigurano gli obesi in abiti che coprono scarsamente il corpo o che li facciano sembrare disordinati

Al contrario, seleziona fotografie appropriate, video e immagini che raffigurano le persone obese nella seguente maniera:

  1. Impegnate in diverse attività, ruoli, carriere e stili di vita
  2. Rappresentate in abiti che vestano appropriatamente e dall’aspetto ben tenuto
  3. Raffigurate in modo neutrale, scevro da ogni caratteristica aggiuntiva che potrebbe altrimenti perpetuare gli stereotipi che si basano sul peso

Quando selezionate un’immagine, un video o una fotografia di una persona obesa, tenete conto delle seguenti domande:

  1. L’immagine implica o rafforza stereotipi negativi?
  2. L’immagine raffigura la persona obesa in modo rispettoso? La dignità dell’individuo è preservata?
  3. Ci sono alternative? Può un’altra foto o immagine inviare lo stesso messaggio e evitare possibili discriminazioni?
  4. Qual è il valore di quella particolare immagine?
  5. Chi potrebbe venirne offeso e perché?
  6. C’è nessuna informazione mancante nella foto?
  7. Quali sono le possibili conseguenze del pubblicare quella immagine?

 

 

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Prevenzione dell’obesità. Ministero della Salute

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Negli ultimi decenni, in Italia come nel resto del mondo industrializzato, il numero di bambini con problemi di peso è costantemente aumentato tanto che i bimbi in sovrappeso sono praticamente duplicati negli ultimi 20 anni. L’obesità infantile è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo; in pratica si introducono per molto tempo più calorie di quante se ne consumano. Si può parlare di obesità quando il peso di un bambino supera del 20% il peso ideale (in base al sesso e all’altezza), di soprappeso se lo supera del 10-20%. In certi casi si parla di super-obesi: sono quei bambini il cui peso supera del 40% i valori normali. In Italia, ogni cento bambini della classe terza elementare 24 sono in sovrappeso e 12 obesi.

Complessivamente si stimano oltre un milione di bambini tra i sei e gli undici anni con problemi di obesità e sovrappeso: più di un bambino su tre. Dati e stime sono il frutto del progetto Okkio alla SALUTE, un’indagine condotta nelle scuole italiane dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali – CCM – e coordinata dall’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, 18 Regioni italiane e con la partecipazione dell’Istituto nazionale di ricerca e nutrizione.
L’obesità infantile è dovuta ad un insieme di concause: scarsa educazione alimentare, predisposizione genetica, stile di vita (spesso troppo sedentario), ambiente familiare e condizioni socioeconomiche. È, però, da sfatare la convinzione generale che un bambino diventa obeso solo perché mangia troppo; non sempre infatti, un bambino “cicciotello” è necessariamente un “mangione”; più frequentemente capita che egli preferisca cibi molto calorici, ricchi di zuccheri e grassi, associati a bevande dolci.

Occorre ricordare che un’iperalimentazione nei primi due anni di vita oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose, determina anche un aumento del loro numero; da adulti, pertanto, si avrà una maggiore predisposizione all’obesità ed una difficoltà a scendere di peso o a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle. Intervenire durante l’età evolutiva è, quindi, di fondamentale importanza, perché ci dà la garanzia di risultati migliori e duraturi.

Contemporaneamente è opportuno abituare il bambino a praticare attività fisiche e sportive (uso della bicicletta, corsa podistica, gioco del calcio, alcune attività di palestra); è importante che questa scelta diventi per il bambino un’attività costante e serva a limitare le attività sedentarie come il dannoso stazionamento davanti alla televisione e l’uso eccessivo del computer.
Il ruolo dei genitori diventa quindi molto importante, perché sono proprio loro a dover dare il buon esempio e garantire un ambiente di crescita sereno e sano. Se questo non dovesse essere sufficiente diventa opportuno richiedere l’intervento di medici, dietisti e psicologi specializzati. Un altro aspetto del problema è quello delle ripercussioni psicologiche: infatti, l’obesità infantile comporta spesso una diminuzione dell’autostima e persino sindromi depressive”. I bambini in sovrappeso hanno un rischio notevolmente maggiore di diventare degli adulti obesi e di soffrire, nel loro futuro, delle tipiche complicanze derivanti dall’obesità come il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiocircolatorie, i calcoli biliari, l’artrosi e alcuni tipi di tumore (patologie tanto più frequenti quanto più precoce è l’obesità).

Il Ministero della Salute rispetto a tali problematiche ha promosso una serie di iniziative per l’ attuazione del Programma Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari, nell’ambito del Progetto Nazionale di Promozione dell’Attività Motoria (PNPAM), promosso e finanziato dal Ministero della Salute e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù sui temi dell’attività fisica, la sana alimentazione e/o di una loro integrazione.

Consulta l’area tematica Guadagnare salute – Stili di vita

(Fonte: Ministero della Salute. Clicca qui)

 

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COMUNICATO STAMPA: Quando il gioco si fa… serie

FATTI PIU’ IN LA”. È questo il titolo della prima webserie interattiva contro la discriminazione dell’obesità progettata e realizzata dall’associazione Erreics Onlus vincitrice del Bando regionale per la diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro (approvato con D.D. n. 348 del 25/06/2012). LOCANDINA

Il prodotto, composto da video concatenati e fruibile come un video game, è stato realizzato con la collaborazione degli studenti dell’Istituto IPSCTS C.I Giulio e verrà diffuso attraverso Youtube e le principali piattaforme digitali (facebook, twitter…). Si tratta del primo progetto sul tema della discriminazione dell’obesità in fascia adolescenziale finanziato dal Fondo Europeo ed è stato inserito come progetto d’innovazione nel II Summit Europeo su stigma sociale e discriminazione basati sul peso, a cura del CIDO (Comitato Italiano per i Diritti delle persone affette da Obesità e Disturbi dell’Alimentazione).

Tramite la fruizione della webserie i ragazzi hanno un ruolo primario nello svolgersi della storia virtuale, potendo effettuare scelte attive che influenzano l’andamento della narrazione e permettono loro di verificare le conseguenze di ogni possibile azione.

La potenzialità del mezzo scelto (youtube e Internet) è tale che un prodotto di fiction come una webserie ha la concreta possibilità di creare attorno a se l’interesse generale del target, attraverso un’interazione ed un confronto sulle scelte effettuate negli episodi e sulla narrazione, favorendo un fenomeno virale che sempre più caratterizza le esperienze della comunicazione digitale tra giovani. “Parlare ai giovani è sempre più difficile- sostiene Giada Giustetto Vicepresidente di Erreics Onlus e coordinatore del progetto “Fatti più in là”. Abbiamo quindi scelto di usare il loro linguaggio mediatico per portare alla luce problemi sempre più diffusi e urgenti in ambito scolastico. Il risultato è stato inaspettato, sostiene Elvira Larizza medico e Presidente di Erreics. La partecipazione emotiva di questi ragazzi al tema delle tante discriminazioni, di sesso, genere, spazio, linguaggio… a cui sono sottoposte le persone obese ci rende ottimisti sul futuro e sul recupero di una cultura della non discriminazione”.

Di seguito il trailer della serie che sarà diffuso, grazie al sostegno del Gruppo Torinese Trasporti (GTT), negli spazi della Metropolitana e presentato come notizia su tutte le linee della città: youtube.com/fattipiuinlaweb.

La serie completa sarà fruibile sul canale youtube a partire dal 22 gennaio2014.

Il 30 gennaio 2014 alle ore 10 presso il Cinema Massimo 1 a Torino Erreics Onlus presenterà alla Città, alle Istituzioni e alle scuole della Regione che hanno partecipato al progetto i risultati del percorso, presentando le considerazioni sull’efficacia del prodotto interattivo nel campo dell’obesità.

Rosa Revellino
Responsabile comunicazione Erreics Onlus
rosarevellino@gmail.com
3356410331

youtube: youtube.com/fattipiuinlaweb

twitter: @fattipiuinla

facebook: fatti più in là

LA DISCRIMINAZIONE: IL LATO OSCURO DELL’OBESITÀ

La discriminazione, a vari livelli, può essere sia un’azione consapevole sia il risultato di abitudini culturali e di pregiudizi sociali: dalle apparecchiature sanitarie talvolta inadeguate ad effettuare esami su persone obese, ai luoghi quotidiani come per esempio banche, bagni pubblici, cinema, in cui lo spazio pensato per la fruibilità collettiva sembra tagliare fuori gli obesi; fino alla scuola in cui la condizione di obesità, spesso discriminata e bersaglio di bullismo, ha degli effetti profondi sulla qualità della vita delle persone. L’idea progettuale nasce infatti con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti per prevenire comportamenti discriminatori, denigratori e di violenza psicologica e/o fisica nei confronti di persone e soprattutto di adolescenti in sovrappeso ed obesi. L’OMS riconosce infatti nell’obesità un problema di salute pubblica ed una patologia in forte crescita, ad alto impatto di mortalità ed ormai tipizzata durante l’infanzia e l’adolescenza. Secondo il Ministero della Salute l’obesità è inoltre causa di disuguaglianze sociali.

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Bando regionale per la diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro

Erreics Onlus è tra i vincitori del Bando regionale per la “diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro” (Clicca qui.).

L’idea proposta dall’associazione Erreics è  il progetto “Fatti più in là. Web serie contro la discriminazione dell’obesità”.
la nostra proposta progettuale, che ha colmato un vuoto concettuale e culturale nell’ambito delle politiche della salute e della parità, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti e di prevenire comportamenti discriminatori, denigratori e di violenza psicologica e/o fisica nei confronti di persone e soprattutto di adolescenti in sovrappeso ed obesi.  L’OMS riconosce nell’obesità un problema di salute pubblica ed una patologia in forte crescita, ad alto impatto di mortalità ed ormai tipizzata durante l’infanzia e l’adolescenza. Secondo il Ministero della Salute l’obesità è inoltre causa di disuguaglianze sociali. Nel caso degli adolescenti abbiamo valutato che l’obesità, disabilità discriminata socialmente, si estremizza nel contesto scolastico, dove le differenze di genere, età e condizione sociale sono ovviamente più marcate per il processo di costruzione dell’identità e dei sistemi di valori di riferimento. Proprio per rivolgerci a questo target, abbiamo individuato nel meccanismo della “condivisione libera” nei social network e nell’utilizzo dei nuovi media, primo tra tutti “Youtube”, il veicolo più efficace e potente per coinvolgere, sensibilizzare e raggiungere il più ampio bacino di studenti e di adolescenti, nonché direttamente le rispettive reti di riferimento. Il prodotto che si intende creare afferisce, quindi, alla sfera dell’edutainment e consiste in una Webserie Interattiva composta da video concatenati realizzati anche grazie alla collaborazione degli studenti, che saranno allo stesso tempo attori e veicolatori del prodotto. Avvicinandosi alla Webserie i ragazzi avranno un ruolo primario nello svolgersi della storia virtuale, potendo effettuare scelte attive che influenzeranno l’andamento della narrazione e permetteranno loro di verificare le conseguenze di ogni loro possibile azione. Il “prodotto” sarà poi diffuso, tra i vari canali, sia su internet, sia tramite un’estesa rete di scuole piemontesi, in cui sono previsti diversi momenti di sensibilizzazione e formazione attraverso il meccanismo della Peer Education.
Considerata la condizione disabilitante e discriminatoria delle persone obese la nostra idea progettuale vuole indagare ed intervenire con un’attenzione dedicata alla realtà delle donne obese e degli adolescenti obesi. Essere donna ed obesa è senz’altro una situazione differente dall’essere un uomo obeso. All’interno della patologia dell’obesità, infatti, la discriminazione in base al genere, che colpisce senza dubbio in modo più violento le ragazze, è oggi da ritenere un’urgenza sociale ancora troppo sottovalutata. È risaputo, nonostante i molti passi avanti della cultura della parità, che un uomo venga socialmente giudicato primariamente per il ruolo professionale e la posizione sociale mentre agli occhi della società per una donna sono imprescindibili dei rigidi e schematici parametri fisici. Anche in questo ha un fortissimo impatto il ruolo dei media nella costituzione dell’immaginario comune, a cui si ispirano, consapevolmente o meno, le ragazze e le donne, ma ultimamente
anche molti ragazzi. Uno studio condotto da ricercatori inglesi e australiani pubblicato sull’International Journal of Obesity (clicca qui O’Brien K. et al., “Obesity discrimination: the role of physical appearance, personal ideology, and anti-fat prejudice,” International Journal of Obesity, 2012. doi:10.1038/ijo.2012.52) mostra che le donne obese non hanno molte probabilità di ottenere un lavoro quando si trovano di fronte candidate non sovrappeso e che inoltre sono pagate meno rispetto alle loro colleghe magre. Un altro studio italiano, condotto dall’Università degli studi di Milano (medicina del lavoro), ha valutato il disagio vissuto quotidianamente dai lavoratori obesi ed ha concluso che c’è un’associazione stretta tra obesità e assenteismo, una ridotta produttività con rischio di demansionamento ed un incrementato del rischio di incidenti sul lavoro. (clicca qui) Essere in forte sovrappeso/obeso sin da adolescente significa essere oggetto di discriminazioni in un’età per definizione fragile e durante la quale si formano l’identità, il carattere ed il ruolo sociale di un individuo. Esistono numerosi dati sul trattamento che i bambini o gli adolescenti obesi ricevono da parte dei loro compagni, fino ai casi estremi di suicidio legati alla derisione e alla vessazione quotidiana. Molti studenti sostengono che se fossero magri sarebbero maggiormente considerati, non vivrebbero derisioni ed umiliazioni e che avrebbero un maggior numero di amici. Questo provoca una condizione di bassa autostima e comporta una discriminazione anche nello svolgimento dell’attività sportiva. (http://www.consiglioveneto.it/crvportal/upload_crv/biblioteca/servizio_studi/Obesita.pdf)

Il progetto “Fatti più in là”, il cui titolo fa riferimento ai meccanismi di isolamento e derisione frontale o indiretta che le persone “grasse” quasi quotidianamente subiscono proprio a causa delle dimensioni del loro colpo e dello “spazio” che questo occupa, è orientato a diffondere la cultura di parità ed il principio di non discriminazione nei confronti di un gruppo, sempre più cospicuo, di bambini, adolescenti ed adulti. L’obesità rappresenta a tutti gli effetti una condizione disabilitante, che non permette di svolgere le quotidiane attività in maniera “normale” e che ha diritto di essere tutelata come tutte le altre disabilità. Negli ultimi anni sono stati presentati diversi disegni di legge che la riconoscono come un’oggettiva condizione di handicap (che affligge più del 11% degli italiani) ed in questa direzione va appunto l’appello lanciato dal congresso della Società Italiana dell’Obesità (Sio): l’obesità è un’emergenza sociale e va considerata una forma di disabilità, tanto che alle persone obese devono essere garantiti accesso alle cure e accesso ai servizi sociali, anche se purtroppo, persino in questo caso sono spesso oggetto di discriminazione, come sostiene la presidente del Cido Angela Ferracci. Questi meccanismi non fanno altro che contribuire a peggiorare il loro stato di salute, come afferma una ricerca pubblicata dalla rivista Social Psychology Quarterly dell’American Sociological Association di Washington. Anche in Italia, l’obesità o “globesity” (definita in questi termini tanto è dilagante il fenomeno) è in forte aumento, ma non sembrano esserci per il momento strutture concrete (la macchina per la risonanza magnetica sufficientemente capiente, lo sportello della banca che dice “entrate uno alla volta”, oppure seggiolini sufficientemente resistenti nei locali pubblici, come evidenzia Marina Biglia, presidente dell’ “Associazione Amici Obesi”) e soprattutto strutture mentali (educazione al rispetto delle persone in sovrappeso ed obese e scardinamento di tutti quegli stereotipi associati alla loro figura) per rapportarcisi correttamente. L’immaginario comune e condiviso, nonostante la realtà dei fatti, resta ancora tarato su figure non solo normolinee, ma addirittura sbilanciate sulla magrezza. Questo fa sì che le persone obese subiscano pesanti discriminazioni nel vissuto quotidiano, relazionale, nella sfera affettiva esentimentale, nonché nel mondo del lavoro: “Non ti assumono neanche per fare l’archivista”,  dichiara in un’intervista Angela Ferracci. Inoltre, spesso, un “messaggio” erroneo arriva proprio da quei canali che dovrebbero, al contrario, conoscere il linguaggio più idoneo per interfacciarsi con le persone obese: “Troppo spesso le campagne contro l’obesità sono intimidatorie ed hanno l’effetto di suscitare vergogna nelle persone in sovrappeso, utilizzando una terminologia colpevolizzante”, scrive Chiara Lalli sul Corriere della Sera (clicca qui). Abbiamo dunque individuato come focus del nostro progetto questa “fascia fragile” della popolazione, oggetto di pesanti e diversificate forme di discriminazione, nei confronti della quale, però, non sono ancora state messe in atto sufficienti ed efficaci misure di prevenzione. La nostra area di riferimento e d’intervento sarà il sistema educativo, contesto in cui si radicano, si corroborano e si diffondono massimamente i pregiudizi e all’interno del quale ci sembra dunque più funzionale operare.
Poiché YouTube è il nostro canale preferenziale, riteniamo di aver individuato il medium più diffuso e frequentato dal target in assoluto. E’ su internet, infatti, che i giovani imparano, cercano, scoprono, e (come nel caso del nostro progetto) imparano divertendosi, confrontandosi tra loro nei social network, cercando le risposte su Wikipedia, guardando tutorial su YouTube che spiegano loro come utilizzare un semplice programma su PC. I recenti fenomeni di video blogging hanno amplificato l’interesse del target al mezzo, creando una vera e propria community che parla tramite video pubblicati ed interagisce attraverso commenti ai video stessi. La potenzialità del mezzo è tale che un prodotto di fiction come una webserie ha la concreta possibilità di creare attorno a se l’interesse generale del target, attraverso un’interazione ed un confronto sulle scelte effettuate negli episodi e sulla narrazione in toto, favorendo un fenomeno virale che sempre più caratterizza le esperienze di YouTube di successo. L’aspetto ludico e di entertainment del prodotto si legherà ad un messaggio veicolato in maniera intelligente ed efficace, in modo che i giovani possano immediatamente riconoscerlo come una dovuta riflessione ma senza percepirlo come concetto imposto o predicatorio. Si tratta di un’idea assolutamente semplice e proprio per questo di grande innovazione. Grazie alla tecnologia entrata così radicalmente nelle case e nei telefonini del target di riferimento, la struttura del prodotto da noi proposto si può collocare senza timore tra i must che i giovani cercano e seguono e sperimentano in rete: fiction e partecipazione, diventando contemporaneamente spettatori ed autori della nostra/loro storia. Bisogna inoltre sottolineare che il medium stesso (Internet) è catalizzatore nei confronti del target dei momenti principali di ricezione sociale verso i quali esponiamo la nostra comunicazione, ovvero momenti collettivi di gruppo e ludicità (es. un gruppo di amici che assieme guardano un video divertente) e momenti privati di isolamento dalla realtà (es. un ragazzo che cerca su internet informazioni per la risoluzione di problematiche personali o conforto dietro l’anonimato che un monitor garantisce). La semplicità del mezzo è inoltre in grado di coinvolgere non solo utenti già esperti nell’utilizzo di semplici tecnologie quali internet, ma anche di chi non ne avesse familiarità.

Il progetto che si svolge da maggio 2013 a gennaio 2014 produrrà una serie di materiali tra cui dvd informativi per medici, psicologi ed altre professioni coinvolte nella cura dei problemi descritti. Sarà realizzata una campagna di informazione e di sensibilizzazione attraverso i media e si prevede di diffondere la notizie del prodotto multimediale in punti strategici della città: stazione, metropolitana, tram e autobus…

Su questo sito si troverà un costante aggiornamento dei lavori e delle strategie di sensibilizzazione sociale.

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