La fragilità della famiglia. Fragilità e disabilità

La fragilità è una componente di ogni essere umano. Fragili non sono solo le persone deboli, quelle emarginate o con disagio. Fragili siamo noi, nell’incontro e confronto con loro.
Marcello Farina

Scopo di quest’incontro è sottolineare l’importanza di “stare insieme”, di “condividere”. Solo costruendo una solida rete fra associazioni, enti e popolazione, ognuno riuscirà ad affrontare difficoltà anche gravi e capirà che vivere a contatto della fragilità e della disabilità non toglie la felicità ma aggiunge qualcosa di importante alla sua vita.

La famiglia, fulcro della società, ha bisogno di ascolto, di cura, di attenzione, di sostegno, di protezione. Non deve mai essere lasciata sola. Solo così la sua fragilità potrà diventare forza.

Programma

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La fragilità della famiglia

La famiglia rappresenta il primo luogo di formazione della persona ed occupa un posto centrale all’interno della società per la quale rappresenta una risorsa. Questo è il primo di una serie di incontri nel corso dei quali cercheremo di affrontare le varie problematiche che coinvolgono la famiglia. Il nostro obiettivo è di rinforzare la rete fra cittadini, enti e associazioni che incontrandosi potranno più facilmente scambiare opinioni, pensieri, emozioni, esperienze e rafforzare il rapporto di collaborazione per perseguire una finalità condivisa. Le famiglie sono spesso lasciate sole a gestire situazioni gravi che superano la loro capacità di resistenza. Così divengono fragili ma la loro fragilità, se supportata, può diventare una forza.

Locandina

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Bando regionale per la diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro

Erreics Onlus è tra i vincitori del Bando regionale per la “diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro” (Clicca qui.).

L’idea proposta dall’associazione Erreics è  il progetto “Fatti più in là. Web serie contro la discriminazione dell’obesità”.
la nostra proposta progettuale, che ha colmato un vuoto concettuale e culturale nell’ambito delle politiche della salute e della parità, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti e di prevenire comportamenti discriminatori, denigratori e di violenza psicologica e/o fisica nei confronti di persone e soprattutto di adolescenti in sovrappeso ed obesi.  L’OMS riconosce nell’obesità un problema di salute pubblica ed una patologia in forte crescita, ad alto impatto di mortalità ed ormai tipizzata durante l’infanzia e l’adolescenza. Secondo il Ministero della Salute l’obesità è inoltre causa di disuguaglianze sociali. Nel caso degli adolescenti abbiamo valutato che l’obesità, disabilità discriminata socialmente, si estremizza nel contesto scolastico, dove le differenze di genere, età e condizione sociale sono ovviamente più marcate per il processo di costruzione dell’identità e dei sistemi di valori di riferimento. Proprio per rivolgerci a questo target, abbiamo individuato nel meccanismo della “condivisione libera” nei social network e nell’utilizzo dei nuovi media, primo tra tutti “Youtube”, il veicolo più efficace e potente per coinvolgere, sensibilizzare e raggiungere il più ampio bacino di studenti e di adolescenti, nonché direttamente le rispettive reti di riferimento. Il prodotto che si intende creare afferisce, quindi, alla sfera dell’edutainment e consiste in una Webserie Interattiva composta da video concatenati realizzati anche grazie alla collaborazione degli studenti, che saranno allo stesso tempo attori e veicolatori del prodotto. Avvicinandosi alla Webserie i ragazzi avranno un ruolo primario nello svolgersi della storia virtuale, potendo effettuare scelte attive che influenzeranno l’andamento della narrazione e permetteranno loro di verificare le conseguenze di ogni loro possibile azione. Il “prodotto” sarà poi diffuso, tra i vari canali, sia su internet, sia tramite un’estesa rete di scuole piemontesi, in cui sono previsti diversi momenti di sensibilizzazione e formazione attraverso il meccanismo della Peer Education.
Considerata la condizione disabilitante e discriminatoria delle persone obese la nostra idea progettuale vuole indagare ed intervenire con un’attenzione dedicata alla realtà delle donne obese e degli adolescenti obesi. Essere donna ed obesa è senz’altro una situazione differente dall’essere un uomo obeso. All’interno della patologia dell’obesità, infatti, la discriminazione in base al genere, che colpisce senza dubbio in modo più violento le ragazze, è oggi da ritenere un’urgenza sociale ancora troppo sottovalutata. È risaputo, nonostante i molti passi avanti della cultura della parità, che un uomo venga socialmente giudicato primariamente per il ruolo professionale e la posizione sociale mentre agli occhi della società per una donna sono imprescindibili dei rigidi e schematici parametri fisici. Anche in questo ha un fortissimo impatto il ruolo dei media nella costituzione dell’immaginario comune, a cui si ispirano, consapevolmente o meno, le ragazze e le donne, ma ultimamente
anche molti ragazzi. Uno studio condotto da ricercatori inglesi e australiani pubblicato sull’International Journal of Obesity (clicca qui O’Brien K. et al., “Obesity discrimination: the role of physical appearance, personal ideology, and anti-fat prejudice,” International Journal of Obesity, 2012. doi:10.1038/ijo.2012.52) mostra che le donne obese non hanno molte probabilità di ottenere un lavoro quando si trovano di fronte candidate non sovrappeso e che inoltre sono pagate meno rispetto alle loro colleghe magre. Un altro studio italiano, condotto dall’Università degli studi di Milano (medicina del lavoro), ha valutato il disagio vissuto quotidianamente dai lavoratori obesi ed ha concluso che c’è un’associazione stretta tra obesità e assenteismo, una ridotta produttività con rischio di demansionamento ed un incrementato del rischio di incidenti sul lavoro. (clicca qui) Essere in forte sovrappeso/obeso sin da adolescente significa essere oggetto di discriminazioni in un’età per definizione fragile e durante la quale si formano l’identità, il carattere ed il ruolo sociale di un individuo. Esistono numerosi dati sul trattamento che i bambini o gli adolescenti obesi ricevono da parte dei loro compagni, fino ai casi estremi di suicidio legati alla derisione e alla vessazione quotidiana. Molti studenti sostengono che se fossero magri sarebbero maggiormente considerati, non vivrebbero derisioni ed umiliazioni e che avrebbero un maggior numero di amici. Questo provoca una condizione di bassa autostima e comporta una discriminazione anche nello svolgimento dell’attività sportiva. (http://www.consiglioveneto.it/crvportal/upload_crv/biblioteca/servizio_studi/Obesita.pdf)

Il progetto “Fatti più in là”, il cui titolo fa riferimento ai meccanismi di isolamento e derisione frontale o indiretta che le persone “grasse” quasi quotidianamente subiscono proprio a causa delle dimensioni del loro colpo e dello “spazio” che questo occupa, è orientato a diffondere la cultura di parità ed il principio di non discriminazione nei confronti di un gruppo, sempre più cospicuo, di bambini, adolescenti ed adulti. L’obesità rappresenta a tutti gli effetti una condizione disabilitante, che non permette di svolgere le quotidiane attività in maniera “normale” e che ha diritto di essere tutelata come tutte le altre disabilità. Negli ultimi anni sono stati presentati diversi disegni di legge che la riconoscono come un’oggettiva condizione di handicap (che affligge più del 11% degli italiani) ed in questa direzione va appunto l’appello lanciato dal congresso della Società Italiana dell’Obesità (Sio): l’obesità è un’emergenza sociale e va considerata una forma di disabilità, tanto che alle persone obese devono essere garantiti accesso alle cure e accesso ai servizi sociali, anche se purtroppo, persino in questo caso sono spesso oggetto di discriminazione, come sostiene la presidente del Cido Angela Ferracci. Questi meccanismi non fanno altro che contribuire a peggiorare il loro stato di salute, come afferma una ricerca pubblicata dalla rivista Social Psychology Quarterly dell’American Sociological Association di Washington. Anche in Italia, l’obesità o “globesity” (definita in questi termini tanto è dilagante il fenomeno) è in forte aumento, ma non sembrano esserci per il momento strutture concrete (la macchina per la risonanza magnetica sufficientemente capiente, lo sportello della banca che dice “entrate uno alla volta”, oppure seggiolini sufficientemente resistenti nei locali pubblici, come evidenzia Marina Biglia, presidente dell’ “Associazione Amici Obesi”) e soprattutto strutture mentali (educazione al rispetto delle persone in sovrappeso ed obese e scardinamento di tutti quegli stereotipi associati alla loro figura) per rapportarcisi correttamente. L’immaginario comune e condiviso, nonostante la realtà dei fatti, resta ancora tarato su figure non solo normolinee, ma addirittura sbilanciate sulla magrezza. Questo fa sì che le persone obese subiscano pesanti discriminazioni nel vissuto quotidiano, relazionale, nella sfera affettiva esentimentale, nonché nel mondo del lavoro: “Non ti assumono neanche per fare l’archivista”,  dichiara in un’intervista Angela Ferracci. Inoltre, spesso, un “messaggio” erroneo arriva proprio da quei canali che dovrebbero, al contrario, conoscere il linguaggio più idoneo per interfacciarsi con le persone obese: “Troppo spesso le campagne contro l’obesità sono intimidatorie ed hanno l’effetto di suscitare vergogna nelle persone in sovrappeso, utilizzando una terminologia colpevolizzante”, scrive Chiara Lalli sul Corriere della Sera (clicca qui). Abbiamo dunque individuato come focus del nostro progetto questa “fascia fragile” della popolazione, oggetto di pesanti e diversificate forme di discriminazione, nei confronti della quale, però, non sono ancora state messe in atto sufficienti ed efficaci misure di prevenzione. La nostra area di riferimento e d’intervento sarà il sistema educativo, contesto in cui si radicano, si corroborano e si diffondono massimamente i pregiudizi e all’interno del quale ci sembra dunque più funzionale operare.
Poiché YouTube è il nostro canale preferenziale, riteniamo di aver individuato il medium più diffuso e frequentato dal target in assoluto. E’ su internet, infatti, che i giovani imparano, cercano, scoprono, e (come nel caso del nostro progetto) imparano divertendosi, confrontandosi tra loro nei social network, cercando le risposte su Wikipedia, guardando tutorial su YouTube che spiegano loro come utilizzare un semplice programma su PC. I recenti fenomeni di video blogging hanno amplificato l’interesse del target al mezzo, creando una vera e propria community che parla tramite video pubblicati ed interagisce attraverso commenti ai video stessi. La potenzialità del mezzo è tale che un prodotto di fiction come una webserie ha la concreta possibilità di creare attorno a se l’interesse generale del target, attraverso un’interazione ed un confronto sulle scelte effettuate negli episodi e sulla narrazione in toto, favorendo un fenomeno virale che sempre più caratterizza le esperienze di YouTube di successo. L’aspetto ludico e di entertainment del prodotto si legherà ad un messaggio veicolato in maniera intelligente ed efficace, in modo che i giovani possano immediatamente riconoscerlo come una dovuta riflessione ma senza percepirlo come concetto imposto o predicatorio. Si tratta di un’idea assolutamente semplice e proprio per questo di grande innovazione. Grazie alla tecnologia entrata così radicalmente nelle case e nei telefonini del target di riferimento, la struttura del prodotto da noi proposto si può collocare senza timore tra i must che i giovani cercano e seguono e sperimentano in rete: fiction e partecipazione, diventando contemporaneamente spettatori ed autori della nostra/loro storia. Bisogna inoltre sottolineare che il medium stesso (Internet) è catalizzatore nei confronti del target dei momenti principali di ricezione sociale verso i quali esponiamo la nostra comunicazione, ovvero momenti collettivi di gruppo e ludicità (es. un gruppo di amici che assieme guardano un video divertente) e momenti privati di isolamento dalla realtà (es. un ragazzo che cerca su internet informazioni per la risoluzione di problematiche personali o conforto dietro l’anonimato che un monitor garantisce). La semplicità del mezzo è inoltre in grado di coinvolgere non solo utenti già esperti nell’utilizzo di semplici tecnologie quali internet, ma anche di chi non ne avesse familiarità.

Il progetto che si svolge da maggio 2013 a gennaio 2014 produrrà una serie di materiali tra cui dvd informativi per medici, psicologi ed altre professioni coinvolte nella cura dei problemi descritti. Sarà realizzata una campagna di informazione e di sensibilizzazione attraverso i media e si prevede di diffondere la notizie del prodotto multimediale in punti strategici della città: stazione, metropolitana, tram e autobus…

Su questo sito si troverà un costante aggiornamento dei lavori e delle strategie di sensibilizzazione sociale.

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I percorsi formativi dell’Associazione Erreics Onlus (le scuole superiori)

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Il primo percorso è dedicato ai disturbi alimentari in modo diretto, ma in chiave creativa.

Percorso 1

Il secondo percorso affronta diversi aspetti connessi al cibo (analisi pubblicitaria, lettura delle etichette, cibo ed intecultura).

Percorso 2

 

Entrambe le proposte si articolano in 3 incontri, ma abbiamo già sperimentato diverse formule a seconda delle esigenze di ciascun istituto con il quale abbiamo collaborato.

(*si ricorda che la proprietà intellettuale rimane di Erreics Onlus.)

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I percorsi formativi dell’Associazione Erreics Onlus (Le scuole medie)

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In questa sezione è possibile trovare l’offerta formativa e didattica 2013 dell’associazione Erreics Onlus.

I PERCORSI PER LE SCUOLE MEDIE. 
E’ possibile scegliere tra alcuni percorsi diversificati per struttura, metodologia ed obiettivi.

Il primo percorso affronta il rapporto col cibo da diversi punti di vista: tra i temi trattati l’analisi pubblicitaria, la lettura delle etichette, cibo ed intercultura ed i disagi alimentari. Il secondo è rivolto più direttamente i disturbi del comportamento alimentare, affrontati in un’ottica culturale, di sensibilizzazione e con la modalità della rielaborazione creativa.

Percorso 1  Percorso 2

Offriamo inoltre un percorso strutturato su tre incontri differenziati sulla prima, seconda e terza media, in modo che gli studenti possano seguirli per tutta la durata del ciclo scolastico, facendo ogni anno delle integrazioni.

Percorso 3

 

(*si ricorda che la proprietà intellettuale rimane di Erreics Onlus.)

 

 

 

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Decora il tuo carnevale!

Finalmente siamo tornati con l’ultimo incontro del corso di torte americane!
Isabel vi aspetta presso il Baby Parking Maga Magò in Via Belmonte 12/d a Torino per un’ ultima volta un po’ particolare!!
Ci sarà, infatti, una prima parte, alle 16,30, dedicata a mamme e papà accompagnati dai loro bambini, in cui si lavorerà tutti insieme alla creazione di torte divertenti, in tema con il periodo di Carnevale, mentre a partire dalle 18,00 vi sarà il terzo e ultimo incontro del corso di torte, rivolto a tutti coloro che hanno partecipato in precedenza e a coloro che si vogliono unire.
Vi chiediamo di comunicare il più tempestivamente possibile la vostra partecipazione all’ attività o rispondendo via mail e comunicando il vostro nome e cognome oppure inviando un sms o con una telefonata al numero 320.4216783.

Guarda la locandina

Vi aspettiamo numerosi!!!

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Cavoli a merenda: il mercato lo decidiamo noi!!

CAVOLI A MERENDA: CLICCA QUI

CAUSA PROBLEMI TECNICI EVENTO RINVIATO A DATA DA DESTINARSI!!!

corso 6 dicembre 2012:
Sostenibilità delle filiere agroalimentari: filiera corta, km0,
biologico, biodinamico, lotta integrata…cosa sono?
Con la partecipazione del Gac Arcobaleno
Presso Laboratorio Banfo in via Banfo 3b, Torino
Dalle ore 20.30 alle 22.30
Ingresso libero e partecipazione gratuita
contatti: Marta 3347031315 email: m_m83@libero.it

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